Uomo del Match… Come sempre!

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Uomo del match. Definizione ricorrente per Andrea Pirlo. Lo scorso anno al Mondiale tedesco fu nominato all’unanimità il migliore di Germania-Italia. Lo stesso accadde cinque giorni a dopo a Berlino nella finale contro la Francia. Impeccabile, sempre contro i Bleus, lo scorso 8 settembre a San Siro; perfetto a Kiev contro l’Ucraina. Semplicemente strepitoso nell’esordio rossonero in Champions League contro il Benfica. Nella sua infinita carriera, solo 28 anni, ma in campo dal 21 maggio 1995 (esordio in Reggiana-Brescia, quando aveva appena compiuto 17 anni), ha segnato su punizione 24 gol; 12 con la maglia del Milan, 4 in Champions League.

Un gol su punizione e un assist, nel repertorio di Pirlo sono gesti di ordinaria amministrazione. Proprio perché tutto gli riesce facile. Ieri sera, nel dopo gara, è apparso (come sempre) quasi sorpreso dalla valanga di apprezzamenti ed elogi. L’Uefa senza esitare ne ha esaltato la prestazione, definita “scintillante“. “Quando calcia lui, i portieri avversari non sono mai tranquilli”, si legge sul sito ufficiale della massima organizzazione europea. Che non manca di sottolineare che ormai per l’assegnazione del Pallone d’oro è una battaglia aperta fra il regista rossonero e Kakà,a sua volta micidiale con le sue devastanti progressioni.

E il professor Pirlo non nasconde di pensarci su. Essere candidato alla pari di Ricardo lo riempie di orgoglio, anche se poi sarebbe il primo a consegnare di persona l’ambito trofeo all’amico brasiliano. Lui si limita a dire: “il Pallone d’oro è il sogno di tutti i calciatori, anche se ancora troppo presto per parlarne”.

Troppo timido e mai fuori dalle righe. L’assist a Inzaghi? Merito degli altri: “E’ stato utile aver visto in precedenza il movimento dei miei compagni, poi per quanto riguarda il gol è stato bravo Pippo nel metterla dentro”, ha dichiarato a Milan Channel. Sorprende la capacità del fuoriclasse di leggere le partite. Per Pirlo è materia di studio quotidiana: “Ancelotti il giorno prima della partita ci spiega i movimenti principali delle altre squadre in modo da arrivare in campo con già qualcosa in testa. Poi oltre ad allenarsi, cerco di individuare i movimenti degli avversari e piano piano le azioni belle vengono a partita in corso. Bisogna sempre, comunque, dimostrare il proprio valore sul campo”. Questione di classe, istinto e arte. Come in occasione del gol che ha aperto in due il Benfica: “Ho visto il portiere Quim che si aspettava il mio cross, per cui ho provato a dare al pallone un effetto a giro”. Più semplice di così…

Uomo del Match… Come sempre!ultima modifica: 2007-09-19T19:06:10+00:00da m4nt0
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